CINEMA E TV

ACADEMY AWARDS 2013

L'anno dei "bis"! E anche dei "tris"...

25/02/2013

Ieri notte a Los Angeles sono stati assegnati gli Oscar 2013. L'Oscar può essere amato o odiato, tenuto in considerazione o spregiato, ma resta il fatto che è il premio cinematografico più importante del mondo, e quello che maggiormente può spingere i film candidati o vincitori verso il successo. Quest'anno, nelle due principali categorie (miglior film e miglior regia), abbiamo avuto un "premio disgiunto": miglio film Argo di Ben Affleck, miglior regia Ang Lee per Vita di Pi. Scelta strana, poiché scindere il film dalla regia è un po' come separare il libro dallo scrittore. Ma tant'è, così hanno deciso i voti dell'Academy. Sorpresissima tra le attrici protagoniste: vince la giovane Jennifer Lawrence (classe 1990) per Il lato positivo, davanti alle ben più accreditate Naomi Watts e Jessica Chastain. 

Attore protagonista: Daniel Day-Lewis, ancora lui! Per Lincoln, film che ha vinto molto meno statuette di quante ce ne si sarebbe potute aspettare. Dopo Il mio piede sinistro e Il petroliere, è il terzo Oscar come miglior attore protagonista per il monumentale Day-Lewis!

Tra i non protagonisti, doppietta per Christoph Waltz, che aveva già vinto per Bastardi senza gloria di Tarantino e… ha ri-vinto con Django Unchained, sempre di Tarantino! Insomma, Tarantino + Waltz = Oscar! Per entrambi, quest’anno, visto che Quentin ha vinto la statuetta per la migliore sceneggiatura originale!   

Migliore attrice non protagonista, Anne Hathaway per un altro film parzialmente deluso, Les Miserables, sontuoso musical che ha vinto meno premi del previsto. Ma per Anne Hathaway, dal radioso sorriso, questa statuetta è la consacrazione definitiva.

Argo, oltre alla statuetta per il miglior film, si è aggiudicato anche quella per la sceneggiatura non originale e – sacrosanta – per il montaggio. Colonna sonora, un po’ a sorpresa vince Michael Danna per Vita di Pi, film che comunque ha ottenuto solo 4 premi su ben 11 nominations.  

L’Oscar per il miglior film straniero è andato invece ad Amour di Michael Haneke, che era candidato anche come miglior regista e sceneggiatore, oltre ad avere nominations anche nelle categorie attoriali e di miglior film. Insomma, un successo a metà per Haneke, che viene consacrato dalla statuetta dorata nella categoria però per lui più “facile”, data anche l’incredibile assenza di un film come Quasi amici dalla cinquina delle migliori opere straniere.

Per concludere la carrellata sui principali premi, da segnalare l’Oscar alla fotografia andato a Claudio Miranda, americano di evidenti origini italiane, per Vita di Pi. Un Oscar che ricorda quello di Mauro Fiore per Avatar, nel 2010.  

Insomma, per fare un consuntivo, un’edizione un po’ confusa, con nessun vero trionfatore e tanti premi sparpagliati, ad accontentare un po’ tutti. In questi casi, più che dire chi è stato il vincitore assoluto, meglio attestarsi sui delusi, più facili da individuare. Al primo posto, Peter Jackson: nessun Oscar per Lo Hobbit, che aveva solo nominations tecniche ma che in tali categorie sembrava scontato vincitore. Al secondo posto, Katryn Bigelow, che non ha replicato con il pur dignitosissimo Zero Dark Thirty l’exploit di The Hurt Locker. Solo un Oscar, al montaggio sonoro, ex-aequo con Skyfall (che, a proposito, si è aggiudicato uno scontato Oscar per la migliore canzone…). Al terzo posto, ex-aequo, Re della terra selvaggia e Lincoln. Per Spielberg, 12 nominations e solo tre Oscar, un po’ poco per quello che doveva essere il trionfatore indiscusso di questa edizione. Per il curioso film di Behn Zeitlin, invece,  4 nominations – tra cui quella, controversa, della giovanissima protagonista Quvenzhané Wallis (9 anni) come migliore attrice protagonista, cosa che ha ricordato la Anna Paquin di Lezioni di piano. Re della terra selvaggia è un piccolo film girato in 16mm con budget ridotto, per cui 4 nominations sono già di per sé un grande successo. Ma vista la particolarità di trama e personaggi, e vista la frammentazione estrema dei premi, era lecito attendersi magari almeno una statuetta…

 
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